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Papà “esclusi”: la sindrome di Calimero

mani_papà_bimbo

In questi giorni estivi, con i e le bambine a casa da scuola, capita più spesso del solito di vedere mamme, ma anche , con i propri /e “a spasso” per la città o al mare… Non so se il vostro sguardo si è mai posato sulle loro interazioni, sicuramente almeno qualche volta sì: personalmente quando vedo dei padri attenti, sensibili, ironici e giocherelloni con i propri /e mi “incanto”, come se fosse qualcosa di inusuale. In realtà tanto inusuale non è e, butto lì una domanda provocatoria (ma non troppo): quante volte viene dato modo ai padri di fare i padri? E quante volte questi si “permettono” di prendersi quel ruolo?

In occasione della festa del papà, nel corso di questo 2014, uscirono i risultati di uno studio condotto dall’agenzia “Found! Mood Communication Strategy, Public & Digital Relations”. I numeri parlano chiaro: il 26% dei padri si sente escluso dal rapporto tra madre e figlio/a e a volte si ritengono addirittura ignorati (il 21%). In diversi casi si sentono chiamati in causa solo quando servono soldi (il 34%) e nel 45% dei casi si lamentano del fatto che, troppo spesso, le loro esigenze vengono messe da parte. Per il 31% di loro inoltre sembra che non ci sia un riconoscimento del ruolo.

Sicuramente una motivazione alla base di questa può essere il tanto lavoro e dunque il poco tempo trascorso a casa con i figli/e (inferiore rispetto al tempo trascorso dalle madri), ma metterla in questi termini sarebbe a parer mio riduttivo: la nascita di un figlio/a è un evento importante nella vita di una , che stravolge gli equilibri fino a quel momento tanto faticosamente raggiunti… Siamo in una fase estremamente delicata del ciclo vitale di una famiglia. La madre si trova a dedicare mille attenzioni al piccolo o alla piccola e questo può portare il compagno a vivere un sentimento di esclusione (spesso già presente nel futuro padre solo ad un livello di fantasia durante la gravidanza se non prima del concepimento). La donna si trova d’altro canto in una situazione delicata da un punto di vista sia fisiologico che psicologico, pertanto la presenza e il sostegno del proprio compagno accanto sono elementi fondamentali (spesso accanto ai papà che si sentono esclusi ci sono le mamme che si sentono “incomprese”). La deve riuscire, in questa fase, a trovare un nuovo equilibrio, sia come che come (in questo caso l’equilibrio è tutto da scoprire!), senza “dare mai per scontato l’altro”, sentendosi come un vero e proprio “team” che ha un comune: “vedere” l’altro nei che ha e non dimenticarsi di ciò che siamo stati, da dove si viene e dove stiamo andando… Se ogni attore in gioco riuscisse a fare questo il cammino potrebbe essere meno tortuoso.

 

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