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Il conflitto nella separazione

genitori-separati

La coniugale costituisce una delle problematicità che molte famiglie devono affrontare sempre più frequentemente negli ultimi anni visto che i tassi di e sono in costante crescita (fonte ISTAT, v. documento allegato all’articolo).

Una precisazione in apertura di articolo è doveroso farla: con la separazione il legame tra i coniugi si interrompe come coppia coniugale ma non come coppia genitoriale, esiste infatti una profonda differenza tra separazione coniugale e responsabilità genitoriale. I coniugi che prendono atto del fallimento della loro unione sentimentale, attraverso la separazione, scioglieranno la reciproca congiunzione di bisogni e di aspettative, ma non potranno mai sciogliere il loro legame genitoriale.

Quando si è genitori si ha spesso paura che la separazione provochi problemi nei figli, li renda più fragili e li faccia sentire meno amati. 
La possibilità di ripercussioni negative sui figli, tuttavia, è strettamente legata alla gestione della separazione: i genitori potranno aiutare i figli a superare tale situazione se riusciranno a evitare eccessi di conflittualità e a mantenere attiva e collaborazione, ma non solo. 
Accompagnare i propri figli nella narrazione di questo dolore, aiutarli a esprimere la paura, l’ansia e la rabbia che la trasformazione della loro e della loro vita provoca in loro, significa farli evolvere da una situazione totalmente passiva indirizzandoli verso una faticosa ma necessaria consapevolezza.
Questa evoluzione è possibile se il bambino o il ragazzo si sentono “autorizzati” dai propri genitori a manifestare il proprio malessere.

Se, però, i genitori faticano a contenere i loro eccessi conflittuali, non sono più capaci di dialogare tra loro in modo costruttivo e sono concentrati nella lotta contro l’altro coniuge, non possono rispondere ai bisogni dei loro figli e compromettono la loro funzione genitoriale. In queste situazioni i figli soffrono, non possono rendere palese il loro dolore e addirittura in molti casi devono intervenire a sostegno dei propri genitori.

Il conflitto è una situazione che innesca emozioni forti e spesso richiede interventi, decisioni e scelte precise. Le persone coinvolte sperimentano un profondo senso di solitudine, un isolamento legato alla di riconoscere e comunicare quanto si sta provando, ma anche alla paura di perdere posizioni nella contesa in corso. E’ una “lotta per il e il ”, spesso segnali di una separazione ancora non avvenuta effettivamente e, dunque, elaborata.

Esistono segnali che evidenziano un forte disagio per i coinvolti nelle aspre contese tra i genitori, quali per esempio:

• Disturbi del comportamento (tra i disturbi del comportamento più manifesti ricordiamo: l’aggressività, la crudeltà verso gli animali, l’iperattività, i comportamenti violenti contro di sé e gli altri, l’inibizione).

• Disagi nell’area emotiva (come ansia, rabbia, depressione, scarsa autostima).

• Difficoltà a scuola (le difficoltà a scuola si manifestano attraverso disturbi dell’apprendimento e scarso profitto scolastico).

psicosomatici

Nel gioco delle alleanze duali, in un’invischiante vicinanza emotiva con un genitore, si possono rivestire impropri, come ad esempio quello di suo protettore, confidente, partner ideale. Oppure può restare nella posizione di perenne figlio-bambino, mai abbastanza adulto per cavarsela da solo. Dinamiche patologiche che potranno interferire sulla sua possibilità di costruire relazioni affettive appaganti, di diventare autonomo ed emanciparsi dalla propria famiglia di origine.

Lo psicologo, e in particolare lo psicoterapeuta sistemico-relazionale, può aiutare la coppia a rendere il processo di separazione meno traumatico, gestendolo in modo più sereno.

Estremamente importante, poi, riuscire a condividere la genitorialità in modo coerente e congruente dopo la separazione, cosa non sempre facile da conseguire. Le guerre genitoriali sull’educazione dei propri figli e sulle decisioni da prendere in merito alle numerose scelte che concernono la loro vita presente e futura, ricadono negativamente sul dei figli. Per non citare poi il rischio psicologico che corre la prole nell’essere usata come arma di ricatto economico, cosa che non avviene purtroppo raramente.

Per quanto sopra esposto, laddove non si riesca da soli a gestire un processo così delicato, consultare uno psicologo/psicoterapeuta competente nelle relazioni familiari, è un’alternativa non solo possibile, ma necessaria.

 

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