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Consapevolmente Padre

Consapevolmente Padre

Stando a molto autorevoli studi, tra cui anche quelli condotti dall’Osservatorio ISFOL, negli ultimi anni è aumentata l’attenzione nei confronti della paternità e si è diffusa la consapevolezza che la figura paterna svolge un ruolo importante nella crescita dei figli.

Alcuni studi hanno evidenziato che l’investimento emotivo dei padri e il coinvolgimento nella cura dei figli si legano allo cognitivo e alle competenze relazionali dei figli e, in generale, al benessere reciproco (Cabrera et alii, 2000).

Il significativo aumento, in Europa, delle dual-earner families (due stipendi in ), ha ridefinito i ruoli di genere nella gestione dei compiti domestici e di cura, modificando la tradizionale divisione sessuale del lavoro. Gli studi condotti nei diversi paesi hanno evidenziato che il tempo trascorso dai padri con i figli è concretamente cresciuto in questi ultimi anni. È stato mostrato, in diverse analisi, che il cambiamento degli atteggiamenti maschili sarebbero già in corso, anche se spesso i comportamenti rimangono ancorati a un modello tradizionale di organizzazione familiare (Lizzi, 2006; Tobio, 2001; Zanatta, 1999). È stato evidenziato che in Italia, alla crescente partecipazione femminile al lavoro retribuito non si è accompagnata una crescente partecipazione maschile al lavoro familiare; al contrario, in alcuni casi si è creata una vera e propria frattura tra l’emergere di modelli di equità di genere nelle istituzioni e nella società e la permanenza di modelli asimmetrici nella famiglia (Tanturri, 2006).

Indubbiamente, l’analisi della partecipazione dei padri alla cura dei figli, delle figlie e al lavoro domestico non può prescindere dal livello e dal tipo d’impegno professionale in cui gli uomini sono coinvolti. Tuttavia, il loro grado di coinvolgimento può variare significativamente anche in relazione alla condizione lavorativa della partner (Rivellini, Di Giulio 2006), dai modelli femminili di riferimento e dal tessuto socio-culturale del territorio di residenza.

Lo sguardo maschile non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro oltre alla loro stessa (ri)definizione del concetto stesso di donne. Credo che sia giunto il momento in cui noi uomini, o meglio noi padri (, ) proviamo insieme, a un modo di essere presenti nell’amore, nel lavoro, nella politica, nella famiglia ma soprattutto nella relazione con la nostra prole, perché ne abbiamo il piacere e non il dovere!

Anche noi uomini siamo in grado di mettere (come hanno fatto le donne) in discussione i linguaggi, le pratiche, i valori, aprendo quindi la possibilità di un rapporto diverso con noi stessi, e tra di noi, rimettendo in gioco sensibilità, passioni, emozioni fin’ora rimaste sorde e silenti?

L’intraprendere un percorso di “paradigm shift”, (passaggio di paradigma), può offrire “uno sguardo” sulla possibilità di mettere in atto una scelta consapevolmente differente rispetto alle nostre consuetudini comportamentali, anche come padri, sviluppando quindi una gender equality (uguaglianza di genere) e un gender sincronized (sincronizzazione di genere) con la nostra partner e/o il nostro partner, non solo nella nostra relazione ma anche nella nostra famiglia e nella gestione della nostra prole.

L’Associazione LUI (che ha sede presso lo Studio Con. Te. – Consulenza e Terapia) attraverso gli incontri di gruppo: “consapevolmente padri”, si pone come obbiettivo quello di promuovere una “gestazione sociale condivisa” fra uomini sulle proprie emozioni legate alla paternità, permettendo così di:

  • Entrare in contatto con le rappresentazioni paterne in gravidanza al fine di rendere i padri più consapevoli della loro idea di paternità.
  • Offrire ai futuri/neo padri uno spazio per confrontarsi con i propri vissuti ed emozioni rispetto al diventare genitori, al rapporto con la compagna e al passaggio al nuovo nucleo familiare.
  • Offrire informazioni utili e spunti di riflessione rispetto ai più importanti temi relativi alla genitorialità e in particolare alla paternità.

Attraverso questo percorso, ci piacerebbe quindi auspicare verso un tipo di genitorialità consapevole (che si rende conto di qualcosa, al corrente di qualcosa) delle proprie capacità genitoriali e desideri personali nei confronti della prole, piuttosto che solo responsabile (responsabile di un comportamento, usato nelle denominazioni professionali, per indicare dirigenti che operano nel settore aziendale), termine che potrebbe far pensare piuttosto a un significato utilitaristico, associato con i doveri di un genitore, che s’impegna solo su un versante materiale e utilitaristico.

La strada per un maschile consapevole dei propri comportamenti appare impervia e in salita ma pur sempre percorribile. Da parte nostra, l’, sta provando, con umiltà, ad avviare un possibile cambiamento, perché siamo dell’idea, come riportato da Wilhelm Bush: “Non è difficile diventare padre. Essere padre: questo è il difficile”.

JP

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