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Bullo… A chi?!

Bullismo

Si sente parlare spesso, e da anni ormai, di : ma il bullo, chi è?

Si sente dire, di alcuni bambini o ragazzi, “è uno spaccone”, “è un teppistello”, “fa il bulletto”… Tutte queste definizioni tendono però a sminuire l’aspetto negativo dell’essere così, quasi “autorizzando” la nel perseverare con il suo comportamento.

Il bullo è colui o colei (il fenomeno del bullismo al femminile è infatti molto diffuso al contrario di quello che si può pensare ed è anche più subdolo) che compie ripetutamente (tanto da assumere un carattere persecutorio) atti violenti e prevaricanti nei confronti di un proprio pari o di una propria pari.

Dan Olweus, nel 1996, metterà in luce quanto segue: “uno studente e’ oggetto di azioni di bullismo, ovvero e’ prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o di piu’ compagni”.

Suddette azioni offensive possono essere di tipo fisico (aggressioni con pugni e/o calci, prendere o rovinare effetti personali della ), verbale (prendere in giro, offendere, minacciare) o indiretto (diffondere pettegolezzi, diffamare, al fine di isolare la dal dei pari). Negli ultimi anni si è inoltre diffuso il .

I coetanei hanno un ruolo fondamentale nello , mantenimento o modificazione del comportamento aggressivo nel gruppo.
Il bullo infatti non agisce mai da solo: alcuni compagni svolgono un ruolo di rinforzo, altri formano un pubblico che incita e sostiene.

Non possiamo esularci poi dal prendere in esame il comportamento del bullo: si potrebbe infatti leggere come un “”, dato che un comportamento di questo tipo è sicuramente la punta dell’iceberg, di un disagio molto profondo che si è costruito e consolidato nel tempo.

Nella realtà livornese, una ricerca condotta nel 2007 dal Comune di Livorno e dall’Università degli Studi di – facoltà di , ha rilevato che il 37% dei ragazzi è stato vittima di bullismo e una percentuale simile ha compiuto atti di bullismo.

Il dato nazionale ci indica che 1 adolescente su 5 è vittima di bullismo. Livorno dunque sembra “spiccare” in negativo purtroppo per questa realtà.

In base a quanto sopra esposto si evince pertanto che il bullismo è un fenomeno di gruppo, multi-causale e assai complesso: è utile pertanto, per affrontarlo, lavorare in un’ottica sistemica, di rete, coinvolgendo l’intero gruppo classe. In una situazione “ideale” l’intervento dovrebbe prevedere il coinvolgimento dei professionisti, del gruppo classe, dei e dei .

 

 

 

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